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conduce il lettore tra i ducili sotto le mura di Tioia,
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Jean-Pierre Vemant
L’individuo,
la morte, l’amore
Edizione italiana a cura di
Giulio Guidorizzi
RafjdloCortìnaEàtm
www.raffaellocortina.it
Titolo originale
Lindividu, la mori, l'amour
© 1989 Éditions Gallimard
La bella morte... India, Mesopotamia, Grecia...
© 1982 Cambridge University Press, Cambridge
et Maison des Sciences de l’Homme, Paris
La morte greca...
© 1981 The Academic Press, London
L’indivìduo nella città
© 1987 Éditions du Seuil, Paris
Pubblicato con il sostegno
del ministero della cultura francese
Traduzione di
Arianna Ghilardottì
ISBN 88-7078-633-1
© 2000 Raffaello Cortina Editore
Milano, via Rossini 4
Prima edizione: 2000
INDICE
Prefazione IX
1. Mortali e immortali: il corpo divino 1
2. La bella morte e il cadavere profanato 35
3. La morte greca, morte a due facce 75
4. Pania kala. Da Omero a Simonide 85
5. India, Mesopotamia, Grecia: tre ideologie della morte 97
6. Figure femminili della morte in Grecia 111
y.Uno, due, tre: Eros 133
8. Tra onta e gloria: l’identità del giovane Spartiata 151
9. L’individuo nella città 187
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PREFAZIONE
Che cosa significa, per un greco dell’antichità, essere se
stesso, rispetto agli altri e ai propri occhi? In che cosa consi
ste l’identità individuale nel contesto della civiltà ellenica?
Quali sono le sue basi e quali forme assume? Come si manife
sta il carattere particolare degli individui nel corso della vita e
che cosa ne resta nell’aldilà della morte?
Benché io affronti direttamente queste questioni soltanto
nell’ultimo dei nove saggi che compongono U presente volu
me, tutti gravitano intorno allo stesso problema. Essi cercano,
per vie diverse e variando il punto di vista, d’individuare più
precisamente il problema del sé rispetto all’altro, di deluci
darne le implicazioni e anche di misurarne la portata per chi
cerchi di comprendere il modo in cui ogni cultura procede
per dotare l’individualità umana di uno statuto più o meno
coerente, stabilito socialmente, con un contenuto, dei limiti e
dei valori differenti a seconda dei tempi e dei luoghi.
Si tratta, nel mio lavoro, di una nuova preoccupazione che
avrebbe modificato la linea delle ricerche sull’uomo greco e
sul suo universo mentale in cui mi sono impegnato da un
quano di secolo? Sì e no. All’inizio, negli studi di psicologia
storica riuniti sotto il titolo Mythe et pensée chez les Grecs,^
avevo dedicato un capitolo agli aspetti della persona nella re
ligione greca. Inoltre, nell’introduzione avevo tratteggiato il
quadro di quella che avrebbe dovuto essere, secondo me,
1. Tr. it. Mito e pensiero presso i Greci, Einaudi, Torino 1978.
IX
PREFAZIONE
un’indagine sistematica sull’emergenza in Grecia, tra l’vill e il
IV secolo a.C., se non della persona, quanto meno di alcuni
dei tratti che la differenziano da ciò che chiamiamo l’Io al
giorno d’oggi. Continuità quindi, anzi ritorno indietro? Non
del tutto. Mi è apparso un elemento nuovo, che mi si è impo
sto nel corso delle mie ricerche sulla raffigurazione degli dèi e
la memoria dei morti. La mia riflessione suH’esperienza greca
di un “sé” ne è stata al tempo stesso stimolata e influenzata.
In una società del faccia a faccia, in una cultura della ver
gogna e dell’onore in cui la competizione per la gloria lascia
poco spazio al senso del dovere e ignora quello del peccato,
l’esistenza di ognuno è posta incessantemente sotto lo sguar
do degh altri. L’immagine di sé si costruisce nell’occhio di chi
ci sta di fronte, nello specchio che questo ci presenta. Non
esiste coscienza della propria identità senza questo altro che
ci riflette e si contrappone a noi, fronteggiandoci. Il sé e l’al
tro, l’identità e l’alterità vanno di pari passo e si costruiscono
reciprocamente.
Tra le forme diverse che l’altro ha assunto agli occhi dei
Greci (gli animali, gli schiavi, i barbari, i bambini, le don
ne...), ce ne sono tre che, a motivo della loro posizione estre
ma nel campo deU’alterità, rivestono una particolare impor
tanza per il ricercatore: la figura degli dèi, la faccia della mor
te, il volto dell’essere amato. Poiché segnano i confini entro i
quali s’iscrive l’individuo umano e ne evidenziano i limiti, nel
momento stesso in cui destano il suo desiderio di oltrepassar
li, per l’intensità delle emozioni che suscitano, questi tre tipi
di confronto con l’altro servono come altrettante pietre di pa
ragone per mettere alla prova l’identità, come è stata intesa e
accettata dai Greci.
In una religione politeista gli dèi sono individui, come gli
uomini, ma immortali; ignorano tutte le imperfezioni, le lacu
ne e le insufficienze che costituiscono nei mortali l’inevitabile
contropartita, il prezzo da pagare per una forma di vita indi
vidualizzata. Per quanto bello sia un essere umano, il suo po
vero corpo non sarà mai nient’altro che un riflesso offuscato,
mancante e incerto del corpo degli dèi, che brilla di un fulgo
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